PREGI E DIFETTI DEL SOCIAL NETWORK

FrustratiNel terzo millennio, grazie ai “social network”, la comunicazione di massa è sostanzialmente mutata.

Facebook, Twitter, Instagram, Path (e tanti altri) rappresentano una svolta epocale, un modo diverso di interagire, una moderna “agorà”, un salotto virtuale che consente ad ognuno di noi di mantenere contatti con i nostri amici/followers per condividere di tutto, opinioni, riflessioni, pensieri, foto, poesie, musica, etc.

I social network hanno avuto il grande merito di allargare il campo delle conoscenze, di far incontrare (sia pur virtualmente) persone che non si sarebbero mai conosciute nella vita, di abbattere le barriere sociali, di far sorgere delle forme di reciproca simpatia che non hanno nulla da invidiare alle amicizie che si contraggono nel mondo reale.

Di contro, il network rappresenta una forma monca di comunicazione, per la non coesistenza del “linguaggio del corpo”, spesso più incisivo e più immediato di quello verbale. E’ questa una delle ragioni per cui il virtuale tende a spersonificare, a dare credito all’apparenza, più che all’essenza, ad assegnare meriti di “quantità” più che di “qualità”.

A lungo andare, infine, induce a curare poco la forma della comunicazione, spesso non preceduta da una opportuna riflessione e da un pensiero di fondo.

Il network si trasforma in un terreno di gara in cui tutti vogliono primeggiare nel pubblicare una notizia più o meno eclatante, talora senza curarsi di verificarne l’attendibilità e la fonte.

E’ su questo fertile terreno che a volte si sviluppano fenomeni di intolleranza verbale posti in essere da qualche utente del network dalla personalità disturbata che, a seconda dei casi, è ascrivibile a quella del “frustrato” o del “troll”.

Il FRUSTRATO è un soggetto roso da una rabbia mal repressa ed una invidia senza confini.

Il suo identikit è inconfondibile:

a)    età in genere superiore ai trent’anni,

b)   anticlericale per vocazione,

c)    politicamente portato a condividere ideologie estreme di destra, di sinistra o di stampo qualunquistico-populistico,

d)   dotato di cultura ed erudizione alquanto modesta,

e)incapace di inserire, sia pur una sola volta, un commento argomentato e costruttivo, senza offendere gli interlocutori,

f)ossessionato da un’unica tematica che vorrebbe introdurre in qualsiasi discussione,

g)  scontroso, diffidente, vigliacco, ma ansioso di emergere almeno nel virtuale, si intromette – non richiesto – in ogni discussione e, per porsi in una situazione di vantaggio e per prevenire eventuali critiche, attacca gratuitamente i commentatori con la sola esclusione di quell’utente del network che ha avuto la dabbenaggine di concedergli l’amicizia, senza la quale egli non potrebbe dare sfogo al suo show. 

Il frustrato riesce a creare discussioni e litigi dal nulla e sa tirare fuori il peggio dalle persone con cui si relaziona allorché esse commettono l’errore di replicare al suo delirio; egli sa farle arrabbiare e irritare come nessun altro, è insuperabile nel farle restare male, nel disorientarle e nel metterle in imbarazzo.

Questa figura del network va distinta da quella del troll e del provocatore.

Il TROLL ha un solo obiettivo, quello di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi interagendo con gli altri utenti con messaggi più o meno irritanti, spesso fuori tema o senza senso. La sua è una provocazione fine a se stessa e raramente sconfina in attacchi diretti verso la persona.

Per certi aspetti, il “troll” può essere equiparato al noto molestatore delle dirette TV Gabriele Paolini: al pari di lui è animato da spirito di protagonismo e voglia di attirare l’attenzione per emergere dall’anonimato.

Il PROVOCATORE, infine, è tutto sommato una figura positiva, atteso che pungola e spiazza per evocare risposte e per costringere l’interlocutore ad aprirsi e fornire il contributo del proprio pensiero.

Il “FRUSTRATO”, invece, cerca di appropriarsi dell’intera discussione per gestirla a suo piacimento e, al fine di attirare al massimo l’altrui attenzione, non utilizza un unico commento per lanciare il suo attacco a colui che il suo delirio ha individuato come avversario, ma una serie di commenti consecutivi nei quali divide in forma equa le sue sentenze velenose.

Così, ad esempio, se si prefigge di attaccare quel commentatore che, nel corso della discussione, aveva affermato che “l’uomo non impara mai dalla Storia”, esordisce scrivendo in un suo primo commento “il solito luogo comune”, prontamente seguito da un secondo commento ove specifica “credo plateale del più ottuso razzismo”, da un terzo commento ove scrive “sfoggio di fesseria mussoliniana intesa a difendere la razza” e, infine, da un quarto commento conclusivo “nella Storia non c’è predestinazione”.

Il frustrato ha utilizzato 4 commenti consecutivi per attirare l’attenzione dei followers mentre lancia accuse di fascismo e razzismo a chi aveva osato affermare che l’uomo non impara dalla storia (perché fascismo?); tuttavia, si è ben guardato dal controbattere l’altrui tesi con argomentazioni più o meno valide, di contenuto diverso dal consueto “argumentum ad hominem”.

In qualche altro caso il frustrato piomba nel pieno della discussione per attaccare quel commentatore che aveva riportato una citazione greca o latina: “L’erudizione non è cultura!”. Indubbiamente vero. Ma cos’è la cultura? Chissà, forse nella mente del frustrato la discussione avrebbe potuto prendere una piega più “colta” se gli amici che stavano dibattendo le ragioni ideologiche di un certo tipo di violenza fisica avessero accettato la sua proposta di spostare l’attenzione dal gesto violento al mezzo con cui esso era stato posto in essere …!

In altre occasioni il frustrato, in preda a delirio semantico, decide di spezzettare un termine utilizzato da un utente del network o addirittura il suo stesso cognome nelle singole lettere che li compongono.

Lo scopo è quello evocare una risposta scomposta da parte dell’interessato, che lo metterebbe in cattiva luce.

Ipotizziamo, ad esempio, che il malcapitato si chiami “Polifemo”: in questo caso il cognome risulta composto dall’unione di “poli” e “femo”, in greco “polù” e “phemos”, cioè dalla molte voci e, pertanto, chiacchierone, parolaio, venditore di fumo, etc, etc.

La semantica lessicale è l’arma migliore di cui dispone il frustrato, come ammette uno di loro in un commento-confessione fatto ad un amico:

“… c’è un’altra strada. E’ quella di raccogliere la parola che, nel commento altrui, ci ha infastiditi o addirittura offesi. Quella parola va spezzettata e i suoi pezzetti reinseriti nel nick di chi ha fatto il commento. E’ un lavoro che, fatto senza mai demordere, giova ad un certo qual senso di soddisfazione di forza interiore”.

Ecco il nocciolo del problema: il frustrato non “demorde” mai, perché per mantenere un minimo di fiducia in se stesso ha bisogno di colpire, colpire e colpire!

Come ci si difende da questa personalità disturbata?

Tentare di farlo ragionare è inutile o addirittura controproducente.

Una volta un autore di un post, sentendosi responsabile nei confronti di un commentatore che era stato oggetto delle attenzioni del “cerca grane” di turno, lo ha invitato a moderare il linguaggio con una gentilezza fin troppo eccessiva, giustificata soltanto dal desiderio di prevenire eventuali sue reazioni scomposte che avrebbero fatto rivoltare nella tomba Monsignor Giovanni della Casa.

Macché, la risposta del frustrato si è rivelata alquanto risentita, grazie alla sua certezza di aver detto “cose inconfutabilmente vere”.

Allora come ci si dovrà comportare nei suoi confronti?

Rispondere, abbassandosi al suo squallido livello, ha un inevitabile risvolto negativo, si cade infatti nel suo gioco perfido e maligno, attivando una serie interminabile di botte e risposte perverse e cattive.

Ignorarlo equivarrebbe a dargli la sensazione di essere temuto, circostanza che lo renderebbe più determinato a perseverare nel suo turpe disegno.

Potrebbe sortire un effetto positivo denunciarlo per abuso ai responsabili del network.

Tuttavia, ritengo che basterebbe cancellarlo dalla lista degli amici per impedirgli di nuocere senza ricorrere alle maniere forti.

Chi non fosse disposto ad operare questa scelta non si sorprenda se gli altri suoi amici virtuali eviteranno di commentare i suoi post per non correre il rischio di imbattersi in un personaggio così squallido!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...