DOBBIAMO VERGOGNARCI DI ESSERE ITALIANI?

MaròLa domanda la rivolgo, prima ancora che ai miei amici ed a tutti i lettori del blog e del network con il quale lo condividerò, al Sig. Presidente della Repubblica, al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Sig. Ministro per gli affari esteri.

Essa è inerente alla vicenda dei due Marò, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, fucilieri del nucleo militare di protezione della Marina Militare Italiana che, nel corso di un’operazione di scorta volta a contrastare atti di pirateria, mentre erano a bordo della petroliera Enrica Lexie, sono stati costretti ad usare le armi in dotazione, prima per misure di dissuasione e poi di difesa nei confronti di una imbarcazione da pesca con 5 persone armate a bordo che avevano mostrato evidenti intenzioni di attacco, uccidendone due.

I fatti che seguirono sono a tutti noti: la nave, che era diretta in Egitto, è stata richiesta dalle autorità indiane di dirigersi nel porto di Kochi, allo scopo di identificare i pirati che, a dire delle autorità dell’India, erano stati catturati al largo delle sue coste.

Si trattava però di un volgare escamotage per attirare la nave nelle acque indiane, unica condizione che avrebbe consentito ai militari indiani di salire a bordo della Enrica Lexie e di accusare i due fucilieri della Marina di avere ucciso i due presunti pescatori che si trovavano sul battello e tradurli dinanzi alla giustizia indiana.

Cosa ha fatto il Governo italiano in questa circostanza? Si è limitato ad una tiepida protesta confidando nel buon senso di una Nazione straniera che ne stava violando i diritti sanciti in campo internazionale!

Ancor più grave è stato il successivo comportamento del Governo Monti quando i due Marò sono rientrati in Italia per un permesso breve: con inspiegabile decisione che oserei definire criminale, il Governo ha rimandato in India i due militari al termine del permesso, pur sapendo che l’incidente era avvenuto fuori dalle acque territoriali indiane ed esattamente a 20,5 miglia dalla costa, circostanza che impediva  all’India di vantare qualsivoglia forma di giurisdizione, che invece era di esclusiva pertinenza italiana, e pur conscio del fatto che per il reato contestato l’India prevede la pena di morte che invece è stata bandita dalla nostra giurisdizione, a mente del 4° comma dell’art. 27 della Costituzione.

Cosa ha fatto il nuovo Governo Letta nel frattempo?

Anziché interrompere i rapporti diplomatici e commerciali e ricorrere alla Corte Internazionale per vedersi riconoscere i propri diritti e le vigenti convenzioni, ha preferito contentarsi di generiche promesse di non applicazione della pena di morte, tra l’altro formulate da chi non aveva il potere di farle a garanzia del loro mantenimento, non rendendosi conto che una siffatta scelta avallava indirettamente i capi di accusa contestati ai due Marò!

Di contro, l’Italia avrebbe potuto produrre numerosi argomenti a sostegno delle sue tesi se avesse adito la Corte Internazionale.

Premesso che:

a)  la possibilità di imbarcare team militari su navi mercantili che navigano in acque a rischio di pirateria è contemplata nella legge n. 130 del 2 agosto 2011,

b)  che il personale militare opera secondo le direttive e le regole d’ingaggio diramate dal Ministero della Difesa,

c)che l’art. 5 della citata L. 130/2011 conferisce al comandante del team armato ed ai membri la qualifica, rispettivamente, di ufficiale e di agente di polizia giudiziaria in relazione ai reati di pirateria, di cui agli artt. 1135 e 1136 del Codice della Navigazione (Pirateria e Nave “sospetta” di pirateria) e ai reati connessi ai sensi dell’art. 12 del Codice di procedura penale,

d)che in caso di attacco di pirati il team armato può reagire a protezione della nave e che la giustificazione all’uso della forza risiede nella L. 103/2011, e rientra fra le necessità delle operazioni militari di cui alla L. 197/2009 cui la Legge citata fa espresso riferimento.

Tutto ciò premesso si precisa che:

1) Le armi in dotazione dei fucilieri a bordo della nave sono proprietà pubblica dello Stato italiano e quindi non potevano essere sottoposte a misure cautelari o sequestro da parte di uno stato estero,

2) che nessun atto di coercizione poteva essere compiuto nei confronti dei fucilieri della marina, poiché essi, in quanto organi dello stato che operano apertamente, godono di immunità funzionale (prassi risalente al caso McLeod del 1840, costantemente riaffermata, sicché la norma appartiene al diritto internazionale consuetudinario),

3) che, di conseguenza, in presenza di eventuali illeciti operati dai due Marò, i loro atti vanno imputati soltanto allo stato italiano, per cui il Governo indiano che ha fermato e tradotto presso un Tribunale locale i due fucilieri ha apertamente violato una norma di diritto di uno Stato estero internazionalmente riconosciuta,

4) che i fatti contestati ai due fucilieri italiani si sono svolti in acque internazionali per contrasto alla pirateria, circostanza che conferisce all’Italia esclusiva giurisdizione a mente degli art.li 92 e 97 della Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare firmata a Montego Bay il 10 dicembre 1982.

Malgrado questa mole di argomentazioni il Governo italiano ha preferito continuare a battere la strada delle trattative diplomatiche dirette, lasciando calpestare i suoi diritti e ritrovandosi oggi con l’acqua alla gola dopo che la NIA (National Investigation Agency, omologa dell’FBI americana) ha chiuso formalmente le sue indagini, costringendo di fatto il proprio Governo a pronunciarsi e stabilire a quale tipo di Tribunale affidare il giudizio (Corte Suprema o Tribunale Speciale).

Se sarà contestato il reato contemplato nella legge “SUA Act” per la repressione degli atti contro la sicurezza della navigazione marittima, il giudizio spetterà al tribunale Speciale e la pena prevista è la morte per chi provoca la morte in mare, alla faccia di tutte le promesse fatte all’Italia che non saranno mantenute!

Non occorre possedere grandi capacità divinatorie per intuire le decisioni che prenderà il Governo indiano che a Maggio dovrà fare i conti con nuove elezioni ed ha il fiato sul collo da parte dell’opposizione nazionalista che cavalca la vicenda in chiave anti-Sonia Gandhi, leader del Partito del Congresso al governo, italiana di nascita.

Malgrado la drammaticità del momento cosa fa il nostro Governo?

Si limita a dichiarare “inaccettabile” il mancato rispetto delle “assicurazioni date” sull’esclusione della pena capitale ed afferma  che, in caso contrario, “si riserva di assumere, in ogni sede, tutte le iniziative necessarie”.

Di che iniziative si sta parlando, del ritiro dell’ambasciatore, di tiepide ritorsioni economiche o che altro?

Se una cosa del genere fosse successa agli Stati Uniti già da tempo sarebbero stati inviati in India i Marines!

Ah, dimenticavo: in compenso il nostro Governo “si dichiara impegnato con la massima determinazione e resterà al fianco dei Marò e delle loro famiglie …” (quando, al momento dell’esecuzione?)!!!

Ed ecco che la mia domanda iniziale si trasforma ora in un pressante invito rivolto alle massime autorità del nostro Paese:

Sig. Presidente della Repubblica, Sig. Presidente del Consiglio dei ministri, Sig. Ministro degli Esteri, a nome di tutti i cittadini italiani io vi chiedo formalmente di porre in essere in tempi brevissimi iniziative ben più pressanti ed incisive, coinvolgendo anche la Comunità Internazionale, al fine di costringere l’India a rivedere le sue posizioni e rilasciare incolumi i nostri Marò.

Un insuccesso equivarrebbe ad una futura sfiducia nelle Istituzioni da parte di tutte le forze armate – che da quel momento perderebbero ogni motivazione per le missioni che quotidianamente sono chiamati a svolgere – e di tutti i cittadini, uomini, donne, vecchi e bambini, che non potrebbero fare a meno di vergognarsi di essere ITALIANI!

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